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I carruggi di Genova

Genova

Il carruggio, uno strumento di difesa per Genova

Il nome carruggio (traducibile in “vicolo”) proviene probabilmente dal termine latino “quadrivium”, cioè incrocio di quattro strade, con un riferimento ai tanti dedali di vie che si incrociano. Secondo altri, il termine sarebbe invece di origine araba e deriverebbe dalla parola “kharuj”, "uscita", in riferimento al fatto che i carruggi conducono verso il porto di Genova. Qualunque sia l’origine della parola, queste vie strette rappresentano comunque il cuore della città. Nella loro complessità esse costituiscono il centro storico; infatti, si tratta di centotredici ettari di strade che rendono Genova una delle città medievali più interessanti d’Europa. La sua conformazione è stata definita tra l’anno mille e il milletrecento, quando un insieme di famiglie che aveva trovato la propria fortuna economica nel commercio marittimo, costruì la città proteggendosi con alte mura e con un arsenale interno. Tutto il centro storico coincide con la cittadella medievale e custodisce una storia antica e affascinante scritta nei secoli. Le strade sono molto strette e si incrociano continuamente per poi aprirsi in modo inaspettato con uno squarcio su piazze più piccole, dalle quali poi si dipanano ulteriori vicoli che offrono scorsi unici ed emozionanti.

I posti principali

Le piazze ospitano le chiese antiche che negli anni hanno rappresentato il cuore di una città da cui partivano i fedeli per la Terra Santa. Il complesso di San Giovanni di Prè, anche conosciuto come la Commenda di Prè, è stato costruito nel 1180 per volontà dei Cavalieri Gerosolimitani e sorge su quella che in origine era la Chiesa del Santo Sepolcro. Si tratta di due chiese costruite in stile romanico. La struttura aveva una duplice funzione: stazione marittima per la partenza dei fedeli che si recavano in terra santa per le crociate e ospedale per i pellegrini. I luoghi incredibili che si possono trovare nei carruggi sono molti. Ad affascinare però, è principalmente la loro struttura, che ha avuto in passato una funzione difensiva. Il dedalo di stradine, infatti, rendeva difficile il passaggio degli eserciti nemici e permetteva ai genovesi di difendersi costruendo barricate e tendendo imboscate in luoghi dove chi non aveva una profonda conoscenza della città si perdeva facilemente. Genova deve molto quindi ai propri carruggi. Questi, al pari del grande faro del porto, hanno costituito una difesa che molte volte si è rivelata invalicabile. I maggiori pericoli per Genova, infatti, sono sempre derivati dal mare e dalla possibilità che da esso potessero giungere nemici interessati ad accaparrarsi le ricchezze di una città che ha costruito la propria fortuna nell'ambito del commercio marittimo. Il faro, denominato La Lanterna, ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche; la sua attuale conformazione risale alla metà del 1500, epoca del doge Andrea Centurione Pietrasanta che ne fece uno dei simboli più noti della città.

I carruggi di Genova e i suoi antichi abitanti

L’essenza di Genova risiede nei suoi carruggi dove convivono culture, profumi e lingue diverse. In passato le antiche famiglie nobiliari vivevano proprio in questi vicoli e i loro magnifici palazzi erano abbelliti con opere d’arte di rara bellezza. Si tratta di edifici rinascimentali che oggi sono diventati sedi di musei, fondazioni, circoli, banche, uffici pubblici e privati e che conservano ancora le loro antiche ricchezze. Negli stessi carruggi, accanto alle potenti famiglie dei mercanti che hanno arricchito la città, facendone una potenza amata e temuta, vivevano i popolani. Questi abitavano in luoghi non salubri ove intere famiglie occupavano spazi piccolissimi e in cui la luce del sole non riusciva a penetrare a causa delle strade troppo strette. Genova è il risultato di una stratificazione culturale e sociale che trova nei suoi carruggi l’espressione più chiara della sua multiculturalità; questo aspetto, oggi, è reso ancora più evidente dalla presenza dei molti stranieri che, giunti in città, hanno trovato un alloggio a prezzi contenuti proprio nei vicoli del centro storico. Lo stile architettonico di Genova è mescolanza di stili e strati ed è proprio questa sua caratteristica a renderlo unico. Il passato e il presente convivono, miscelandosi per dare vita a qualcosa che solo qui sembra possibile.

La tradizione

Le botteghe artigiane della città appartengono da sempre a questo luogo antico; alcune di esse sono sede di attività che durano da più di cento anni e sono motivo d'orgoglio per i genovesi. I nomi dei carruggi richiamano spesso gli antichi mestieri che si svolgevano proprio nei diversi vicoli. Via degli Orefici e Vico del Ferro ne sono esempio. Durante il medioevo gli artigiani trovavano infatti la loro forza riunendosi in corporazioni che avevano sede tra queste strade. Oggi, molte di queste attività non sono più artigianali e sono state sostituite da altre, oppure scomparse; tuttavia la toponomastica della città ricorda le sua antiche attività economiche e il suo percorso nei secoli. Per vedere tutto questo bisogna lasciarsi portare dai carruggi, percorrerli per vivere la storia di Genova.

I cantautori dei carruggi

I carruggi ospitano numerose attività come botteghe, forni e ristoranti tipici che mescolano i loro profumi con quelli di altre cucine, provenienti da paesi lontani. Alcuni carruggi sono quindi molto vivaci da un punto di vista economico e sociale e stanno portando nuova linfa vitale alla città.

De André

Oggi passeggiando in via del Campo, che congiunge piazza Fossatello alla via e al quartiere di Pré, si possono ancora ritrovare le tracce della città cantata da Fabrizio De André. La melanconia del noto cantautore è ancora lì tra i carruggi, dove non passa il sole e in cui si possono incontrare tante donne come la Marinella della nota canzone. I cantautori genovesi hanno infatti reso pubblica un’immagine della città quasi privata. Hanno cantato del loro amore per Genova svelandone limiti e  difetti, senza mai dimenticare il debito di gratitudine nei confronti della città.

Gino Paoli

Lo stesso Gino Paoli canta dei carruggi nel brano"La gatta", che ha per protagonista una gatta con una macchia nera sul muso e che rappresenta la nostalgia di Genova. Il cantautore porta con sé questo sentimento anche in altre canzoni; ad esempio, nel brano "Quattro amici al bar", è proprio un locale situato in un carruggio il luogo che ospita discussioni, idee e sogni di quattro giovani ragazzi genovesi che vogliono cambiare il mondo. Il legame tra i carruggi e i genovesi è molto stretto; è chiaro, infatti, che in questi vicoli risiede l’anima della città e che essi costituiscono il punto di partenza, non solo per visitarla, ma per comprenderla.

Le botteghe dei carruggi

A Genova, il numero civico degli esercizi commerciali viene segnato in rosso mentre quello delle abitazioni in nero. Questa usanza unica risale alla metà dell’Ottocento. Prima di allora, i numeri venivano assegnati in base alla cronologia di costruzione dei palazzi; successivamente, si decise di adottare la numerazione in nero per gli ingressi principali dei palazzi, che generalmente ospitavano le abitazioni, e quella in rosso per gli ingressi secondari che venivano utilizzati per gli esercizi commerciali. Da allora la distinzione è rimasta anche se, più volte, si è cercato di abolirla per uniformare la città al resto d’Italia.

Le più antiche

  • Tra i tanti numeri rossi nei carruggi si possono trovare attività commerciali molto antiche e di grande interesse. I portici di Sottoripa sono tra i più noti della città. Enea Silva Piccolomini, futuro Papa Pio II, già nel 1432 riteneva che questo fosse un luogo in cui trovare ogni genere di merce e, forse,  dopo tanti secoli è ancora così.
  • La friggitoria Carrega si trova in via di Sottoripa dal 1942, al numero 113 rosso; basta farsi guidare dal profumo per raggiungerla e assaggiare la farinata, una pastella fatta con farina di ceci, acqua, olio e sale, che può essere condita anche con rosmarino.
  • Secondo la leggenda, la sua origine risale al 1284 quando, dopo una battaglia tra pisani e genovesi, si scatenò in mare una violenta tempesta che fece imbarcare molta acqua nelle galee genovesi. La farina di ceci, che era custodita nei sacchi, si mischiò all’acqua di mare e la poltiglia venne messa a cuocere al sole. Si racconta che questa prima farinata sia nata per sfamare l’equipaggio genovese, provato dalle fatiche delle battaglie.
  • In via Al Ponte Reale, al numero 3 rosso, troverete invece Busellato Incisioni che si trova qui dal 1896. La bottega, negli anni, ha accompagnato la storia della città che può essere ripercorsa attraverso le targhe, i sigilli, i timbri e le incisioni gelosamente custoditi al suo interno.
  • In Piazza Soziglia al numero 98 rosso, si può ricollegare il passato con il presente; la Pasticceria Fratelli Klainguti era infatti la preferita di Giuseppe Verdi. Agli antichi proprietari, due fratelli originari di un paesino vicino Saint Moritz, il musicista lasciò un biglietto di congratulazioni per l’ottima fattura di una brioche. Il biglietto è ancora lì in negozio e vale la pena di entrarci per ammirare questo piccolo pezzo di storia.
  • Tra tripperie, negozi che vendono baccalà e antiche drogherie c’è la confetteria Pietro Romanengo che si trova in Piazza di Soziglia, al numero 74 rosso. La bottega ha cambiato sede da quando è stato aperta nel 1780 ma il profumo della frutta candita, del cioccolato e dei confetti che avvolgono chi entra per acquistare queste antiche prelibatezze sono rimasti immutati. Dopo otto generazioni si tratta ancora il cliente con un riguardo antico. Le scatole da regalo sono una vera chicca, ritraggono l’antica Genova e rappresentano un biglietto da visita della città.
  • Questi sono solo alcuni dei negozi che hanno fatto la storia del capoluogo ligure ma, percorrendo i carruggi e guardando oltre le apparenze, si percepisce l'esistenza di un mondo nascosto all’interno di questi vicoli stretti in cui il sole non passa.
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