La Campania è una regione dal patrimonio storico-artistico inestimabile e dai paesaggi spettacolari: si pensi ad esempio al Vesuvio, al Parco del Cilento oppure alle isole di Capri e Ischia. Non c'è una stagione da preferirsi nel visitare questa regione del sud Italia, ma certamente sono molti i motivi a favore di una vacanza indimenticabile tra le meraviglie della Campania e in particolare di Napoli in pieno inverno.

Perché visitare la Campania in inverno

Durante questo periodo, certamente freddo in altre parti d'Italia, il clima è davvero piacevole, con temperature mai troppo rigide che incentivano gite ed escursioni, senza soffrire quel caldo che invece caratterizza la stagione estiva. Altro fattore da tenere presente è la presenza di turisti: città come Napoli oppure siti come l'antica Pompei sono visitate tutto l'anno, ma in pieno inverno le frotte di turisti sono molto più sopportabili. Si pensi poi alla meravigliosa Reggia di Caserta, una delle più grandi residenze reali al mondo: una visita del parco all'imbrunire, in carrozza, tra alberi dalle fronde aranciate e fontane dai spumeggianti giochi d'acqua, farà sentire tutti eleganti dame e prodi cavalieri.

Infine non si può ignorare il fascino del mare d'inverno che regala ai borghi della costiera amalfitana, da Amalfi a Positano a Furore, un’atmosfera remota e quasi struggente. Napoli poi d'inverno è la meta perfetta per attendere il Natale, visto che la città partenopea custodisce nel suo cuore più verace la celebre via di San Gregorio Armeno, la strada dei presepi per eccellenza.
Sono molte le meraviglie in Campania che acquisiscono un fascino particolare nel corso della stagione invernale, dal Santuario di Montevergine, che spesso si ammanta di neve a sublimare il misticismo del luogo, al sito archeologico di Pompei.
Visitare l'antica città romana cancellata dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C., magari nel primo pomeriggio, quando la luce si affievolisce e la città appare quasi com'era quasi 2000 anni fa, è un'esperienza indimenticabile, con le domus e i resti dei templi che sembrano rivivere in un suggestivo gioco di luci e ombre.

A spasso per Spaccanapoli: San Gregorio Armeno

Un viaggio a Napoli è una gioia per gli occhi e per i sensi, tra monumenti, chiese, musei e con un lungomare tra i più belli al mondo che regala scorci sul Vesuvio e sull'isola di Ischia. Per spostarsi in città, soprattutto d'inverno quando freddo e pioggia sono in agguato, è consigliato usare sempre la metropolitana, considerata una delle più belle al mondo: tra le stazioni più belle ci sono quella dell'università, progettata da Karim Rashid e ricca di installazioni moderne, e la stazione Toledo, spettacolare creazione di Oscar Tosques Basqua con i mosaici a ricordare il colore del mare di Napoli e il cono Crater de Luz che percorre l'intera stazione.
L'anima di Napoli è Spaccanapoli, ovvero uno dei decumani dell'antica Neapolis che oggi parte dai Quartieri Spagnoli fino ad arrivare a Forcella: attraversare Spaccanapoli sbocconcellando una pizza fritta o un cuoppo, permette di vivere la parte più verace della città, a partire da San Gregorio Armeno.
Si tratta della Strada dei Presepi per eccellenza, quella che affascina d'estate ma soprattutto d'inverno, quando tutti sono alla ricerca della statuina da inserire nel presepe: si tratta di manufatti artigianali, dipinti a mano e con vesti fatte su misura. D'estate ad esempio, tutti tendono a stare all'aperto e a non rinchiudersi in chiese e musei: eppure Spaccanapoli ha una ricchezza storica impressionante e meritevole, a partire dalla Chiesa di San Gregorio Armeno, nata sui resti di un tempio dedicato a Cerere Attica.

Tutti conoscono il chiostro del Monastero di Santa Chiara, splendidamente decorato con maioliche gialle, blu e verdi: eppure anche il chiostro della chiesa di San Gregorio Armeno si presenta altrettanto incantevole, con agrumeti a fare da cornice alle statue della Samaritana e del Cristo attorno a una fontana barocca.

Il Cristo Velato

Tappa imprescindibile di un viaggio a Napoli e meraviglia della Campania è la Cappella di San Severo.
Nei mesi invernali si potrà avere la fortuna di visitarla in un clima più tranquillo e meno affollato, potendo godere così della magnificenza del Cristo Velato quasi in ossequioso silenzio: stupisce la maestria con cui è stato lavorato il marmo per dare vita a un velo quasi palpabile adagiato sul corpo trafitto del Cristo.
Una leggenda narra che la scultura non sia opera di Giuseppe Sanmartino ma il frutto della passione per l'alchimia del principe Raimondo di Sangro che avrebbe scovato una formula per tramutare tutto in pietra. Come non rimanere poi affascinati dalle altre statue del Disinganno e della Pudicizia Velata oppure dalle macchine anatomiche il cui sistema circolatorio è stato realizzato minuziosamente con cera e fili di ferro. Un'ultima chicca poco nota a Spaccanapoli è l'Ospedale delle Bambole, un mix tra fantasia e macabro, dove una miriade di occhi, capelli, gambe e braccia accolgono i visitatori piccoli e grandi. Se qualcuno è rimasto turbato da questo luogo nato nel 1840 su idea dello scenografo Luigi Grassi, potrà riprendersi davanti a un babà da gustare presso la storica pasticceria "Scaturchio" nella pittoresca Piazza San Domenico Maggiore oppure sorseggiando un caldo caffè napoletano, scaldandosi così dai rigori invernali.

Il Museo Archeologico di Napoli

Cosa c'è di meglio di una fredda giornata invernale per rinchiudersi al caldo degli spazi museali? Tra i più importanti di Napoli c'è il Museo Archeologico di Napoli voluto dal Re Ferdinando IV e inaugurato nel 1816. All'interno sono custodite alcune collezioni dei Borgia, reperti egizi come la Dama di Napoli databile intorno al 2700 a.C e resti provenienti direttamente da Pompei. Spiccano tra questi il mosaico della Battaglia di Isso, raffigurante un Alessandro Magno vincitore su Dario e affreschi recuperati dalle domus romane.
Da vedere sono poi i papiri carbonizzati, le statue bronzee dei corridori e Le Danzatrici recuperate dalla Villa dei Papiri, una delle ville romane più eleganti di tutto il sud Italia. Tra le collezioni più ricche del Museo Archeologico di Napoli c'è quella dei Farnese comprensiva del gruppo scultoreo Toro Farnese di Apollonio di Tralles e l'Ercole proveniente direttamente dalle Terme di Caracalla e che non faticherà a incantare i visitatori così come ha conquistato Michelangelo. Sono parte della Collezione Farnese anche busti di imperatori romani e splendide gemme, in alcuni casi molto antiche come quelle quattrocentesche appartenute a Lorenzo il Magnifico o quelle di Papa Paolo II Barbo.

La Napoli più misteriosa

Tra le meraviglie della Campania c'è un luogo simbolo della Napoli più tenebrosa, carica di suggestione e misticismo: si tratta del Cimitero delle Fontanelle, nel cuore del Rione Sanità. L'inverno reca con se oscurità, per via delle poche ore di luce: quale momento migliore dunque per conoscere un luogo affascinante e macabro allo stesso tempo, che non molti hanno il tempo e il piacere di visitare d'estate, quando il sole di Napoli invoglia a stare all'aria aperta.
Tra gelide correnti d'aria, in queste grandi grotte tufacee sono accatastati migliaia di teschi e ossa umana, appartenuti a persone povere e a coloro che sono rimasti vittime delle epidemie che colpirono Napoli nel 1656.
Alla fine del XIX secolo, i napoletani, col timore che tra quei cumuli di ossa ci fossero loro avi, cominciarono a prendersi letteralmente cura di quei poveri teschi, chiamati capuzzelle, in cambio di qualche grazia e di vincenti numeri del Lotto (da qui il culto delle anime delle pezzentelle).
Molti teschi si trovano in teche, in quanto pare abbiano elargito molte grazie ai vivi che li hanno presi a cuore: gli ospiti più famosi del Cimitero delle Fontanelle sono il teschio del Capitano, quello di donna Concetta (chiamato anche "a capa che suda" per via dell'umidità che spesso lo ammanta) ma soprattutto il Monacone, una statua senza testa illuminata sinistramente dalla luce proveniente dall'alto.

Inoltre, una chicca poco nota a Spaccanapoli è l'Ospedale delle Bambole, un mix tra fantasia e macabro, dove una miriade di occhi, capelli, gambe e braccia accolgono i visitatori piccoli e grandi. Se qualcuno è rimasto turbato da questo luogo nato nel 1840 su idea dello scenografo Luigi Grassi, potrà riprendersi davanti a un babà da gustare presso la storica pasticceria "Scaturchio" nella pittoresca Piazza San Domenico Maggiore oppure sorseggiando un caldo caffè napoletano, scaldandosi così dai rigori invernali.



 

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