
Ma chi era Domínikos Theotokópoulos detto El Greco? Perché un dipinto così minuscolo (10x14) riveste ancora oggi tanta importanza? El Greco nacque a Creta, allora sotto il dominio della Serenissima, ma formò la sua arte a Venezia, dove arrivò a 26 anni, osservando le linee sinuose e allungate del Tintoretto e lo straordinario uso del colore di Tiziano.
Catania conserva da sempre questo dipinto al Castello Ursino e, fortunatamente, la qualità dei quadri - checché ne dicano i mercanti d’arte - non si giudica sulla base della vastità della loro superficie. Il Ritratto è rimasto a lungo dimenticato nei depositi del Castelloda, dai quali è riemerso solo nel 2017; il suo ritorno nella capitale (dove probabilmente è stato dipinto) è un gran bene.
Intorno al 1570, infatti, El Greco lasciò Venezia e si spostò a Roma. Il pittore era un tipetto “tutto pepe” e, in poco tempo, si fece un bel po’ di nemici. L'architetto e scrittore Pirro Ligorio, ad esempio, lo definì senza mezze misure uno «stupido straniero» e le cronache del periodo documeno una lite con il potentissimo Cardinale Alessandro Farnese, che costrinse il giovane artista ad abbandonare il suo palazzo. Nel 1575, infatti, El Greco abbandonò Roma per trasferirsi definitivamente a Toledo, dove ottenne numerosi e prestigiosissimi incarichi e trascorse il resto della propria vita. La particolarità del suo temperamento emerge anche dall’episodio che lo vide coinvolto con Pio V, davanti al quale ebbe l’ardire di sostenere che Michelangelo “era un brav'uomo, ma non sapeva dipingere”, ragione per cui sarebbe stato meglio affidare a lui la ri-pittura dell’intero Giudizio Universale nella Cappella Sistina.
Queste le cronache... ma quale è l’importanza di El Greco oggi? Immensa. El Greco non è mai passato di moda e ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte occidentale. Uno dei principi fondamentali del suo stile è il primato dell'immaginazione sulla rappresentazione oggettiva del soggetto da ritrarre.
El Greco rifiutava i principi classicisti come misura e proporzione e riteneva che fosse il colore l'elemento più importante di un dipinto; giunse addirittura a dichiarare la supremazia del colore sulla forma.
Vi ricorda qualcosa? Ma certo, un'integrazione del genere sarebbe riemersa solo tre secoli dopo, nelle opere di Cézanne. Va detto, inoltre, che l’uso del colore di El Greco influenzò l’opera di Delacroix e di Édouard Manet. Dopo i simbolisti, fu Pablo Picasso nel suo periodo blu, ad ispirarsi alle tonalità fredde di El Greco. Mentre Picasso stava lavorando a Les Demoiselles d'Avignon, fece visita all’atelier parigino dell'amico Ignacio Zuloaga ed ebbe la possibilità di studiare l'Apertura del quinto sigillo dell'Apocalisse di El Greco. Il rapporto tra Les Demoiselles d'Avignon e l'Apertura del quinto sigillo dell'Apocalisse è stato più tardi messo in evidenza dalla critica che analizzò le similitudini stilistiche tra i due dipinti. Inoltre, nel 1950 Picasso inaugurò la sua serie di parafrasi di opere di altri pittori con Il ritratto di un pittore dopo El Greco. Anche Jackson Pollock, il maggiore esponente dell'espressionismo astratto, fu influenzato da El Greco. Prima della fine del 1943, infatti, Pollock aveva realizzato sessanta composizioni a disegno sulla scia di quelle di El Greco e possedeva tre libri sulle opere del maestro cretese. E ancora, la personalità e il lavoro di El Greco furono fonte di ispirazione per il poeta Rainer Maria Rilke. Un gruppo di poesie di Rilke (Himmelfahrt Mariae I.II., 1913) fu direttamente basato sull'Immacolata Concezione del pittore. Nel 1998 il compositore di musica elettronica Vangelis pubblicò El Greco, un album sinfonico ispirato all'artista. L'album rappresenta un'espansione di un precedente lavoro di Vangelis "Un tributo a El Greco".
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